
Ascoli Piceno Castel Trosino
25 Febbraio 2024Svelato il legame segreto di Cino Del Duca con Ascoli Piceno: la madre Celsa Traini era ascolana
A un passo da Piazza del Popolo di Ascoli Piceno incrociamo una via dedicata ad un personaggio di cui non sappiamo più molto oggi: Cino Del Duca, filantropo, mecenate, editore (1899-1967). Ma chi era Cino del Duca? Il protagonista di un glorioso passato, un uomo che si è fatto da sé partendo dal borgo di Montedinove, che ha fondato un impero dell’editoria in Italia e in Francia e che poi si è consacrato in Francia come “le roi de la presse de couer”[1]. Un uomo energico, brillante, autoritario, generosissimo -racconta chi lo ha vissuto direttamente[2]. Un uomo nato in ambito socialista, impegnato in prima persona a fondare la Federazione dei giovani comunisti della sezione di Ancona, Macerata, Ascoli Piceno[3], un socialista però sui generis - non privo di luci e ombre- che dell’arte affabulatoria ha dovuto fare l’arte della diplomazia per navigare da imprenditore nel complesso mondo politico del secondo dopoguerra.
Iniziare da qui, da questa via di Ascoli, significa iniziare a ritroso. La dedica della via al personaggio Cino Del Duca nel 1971 giunge un po’ a conclusione di un lungo percorso iniziato nel 1955 quando assunse la presidenza onoraria dell’Ascoli Calcio. La squadra, di cui risana i debiti, assume il nome “Del Duca Ascoli”, non in nome di Cino -come si potrebbe pensare- ma in onore al compianto fratello Lillo.
La storia è curiosa e appassionante: nel 1954 la squadra versa in una situazione economica difficile con 84 mln di lire di passivo. Il presidente Giammiro conosce l’amicizia che lega il giornalista Bruno Squarcia al giornalista Mario Benvenga, nipote dell’editore Del Duca e gli chiede di perorare la causa presso lo zio: Del Duca ha costruito un impero editoriale a Milano e a Parigi grazie alla capacità di interpretare prima di altri le tendenze, il desiderio di evasione del pubblico contribuendo alla nascita della cultura di massa con romanzi e riviste per ragazzi e per il mondo femminile. Mario Benvenga, suo fidato collaboratore, è in quel momento direttore generale a Parigi degli stabilimenti tipografici Del Duca.[4] C’è una richiesta di aiuto affinché l’editore possa rilevare la squadra. Cino Del Duca accetta. Sana i debiti, assume la presidenza onoraria, mentre Mario Benvenga diventa commissario[5]. L’operazione ha successo, la società si riorganizza.[6] Del Duca versa ingenti assegni e assiste spesso alle partite. Una volta all’anno non manca l’incontro diplomatico e istituzionale con il sindaco della città. Sarà Del Duca a dare la una nuova sede sociale alla squadra in Corso Vittorio Emanuele con ampi saloni e annesso collegio e mensa per i giocatori, un modo per avere un controllo più serrato ma anche uno dei primi esempi di welfare. Comincia così la risalita anche dei risultati in campo. Nel 1959 arriva la serie C.[7] Per i meriti di benevolenza nei confronti della città riceve, nel 1956, la cittadinanza onoraria dal sindaco Serafino Orlini.[8]
Nel 1967, alla morte dell’editore, la consorte Simone del Duca, assume la presidenza onoraria e, nel 1968, lo stadio già intitolato al fratello Lillo viene co-intitolato a Cino e Lillo Del Duca con l’apposizione della targa dedicata a Cino, opera di Antonio Mancini.
Nel 1971 la Del Duca Ascoli ormai sotto la presidenza di Costantino Rozzi diventa semplicemente Ascoli Calcio e nel 1972 nasce la Ascoli SPA. In cambio di questa simbolica “perdita”[9] nel nome, su proposta dei tifosi, la città ringrazia dedicando una via nel centro storico a Cino Del Duca riconoscendo la sua enorme opera di filantropia. Rimane il vincolo affettivo, il ricordo, la riconoscenza verso il proprio benefattore. Il suo sostegno pone le basi per le glorie future della squadra. Non sarebbe stato possibile immaginare un’Ascoli Calcio in serie A (da metà anni 70 a metà anni 80) senza l’apporto fondamentale di Del Duca: “senza l’arrivo provvidenziale di Cino Del Duca in Ascoli […] non ci sarebbe mai stata l’era gloriosa di Costantino Rozzi.”[10]
Ma la sua munificienza non riguardò solo la squadra. Moltissime sono le opere di filantropia e mecenatismo che ha svolto ad Ascoli la coppia Simone e Cino, dalle borse di studio per meritevoli, al supporto alla cultura delle associazioni cittadine alle opere ospedaliere. Solo a titolo di esempio nel 1974 il Consiglio Comunale di Ascoli delibera di usare venti dei 50 mln che lasciò Simone del Duca alla città per il completamento del pronto soccorso e l’acquisto delle attrezzature del nascente Ospedale Mazzoni.[11]
E fino a qui la storia è più o meno nota. Ma perché Cino Del Duca è così legato ad Ascoli Piceno e perché accetta di sostenere proprio questa squadra di calcio?
Fondamentale risulta il collegamento della città con Mario Benvenga che ha studiato all’Istituto Tecnico Geometri ad Ascoli ed è stato un atleta bianco-nero nell’ambito dell’atletica leggera. È lui il collegamento, suo è il ruolo di coordinamento e raccordo tra la squadra/ la città di Ascoli e lo zio editore. Si potrebbe ancora cercare i motivi nel fatto che Cino Del Duca per sua stessa ammissione è un garibaldino nel cuore: non è difficile rintracciare alle origini della squadra proprio un personaggio garibaldino. La data di nascita dell’Ascoli Calcio è sancita nel 1898 (in origine in realtà era una polisportiva senza la disciplina del calcio che si aggiunta dopo negli anni Dieci), un anno prima della nascita di Del Duca, ed è intitolata a Candido Augusto Vecchi, garibaldino come il padre di Cino, Giosuè. Si direbbe che siamo di fronte ad una squadra “coetanea” e coerente dal punto di vista dei valori e degli ideali.
Ma c’è un motivo ancora più forte… Il suo è un legame di sangue con Ascoli Piceno, perché di Ascoli è nativa la mamma, Celsa Traini Del Duca. Nell’articolo “L’augurio di Del Duca ospite a San Benedetto. Ai rossoblù il ritorno in serie B e le migliori fortune ai bianconeri” del «Messaggero di Ascoli» del 8 settembre 1963 si racconta così di una delle tante iniziative di filantropia dell’editore a favore della Città di Ascoli Piceno: al termine della visita al sindaco Cataldi, “il sindaco ha reso noto che l’editore francese con sensibile e munifico gesto ha disposto la concessione di borse di studio annuali di un milione di lire, intestate alla mamma Celsa Traini Del Duca che era nativa di Ascoli.”
La notizia della nascita di Celsa Traini ad Ascoli Piceno è confermata dall’Archivio di Stato di Ascoli Piceno, mentre l’estratto del certificato di nascita è consultabile presso l’Ufficio Anagrafe del Comune di Ascoli. L’estratto è stato rintracciato negli scorsi mesi estivi grazie all’interessamento della consigliera comunale di Ascoli Piceno, Patrizia Petracci, e grazie al supporto dell’allora Direttore dell’Archivio di Stato di Ascoli, Emanuele Tedeschi, in occasione del rinato interesse attorno alla figura di Del Duca sulla scorta di un documentario della Rai.
La storia della famiglia è travagliata: la mamma sposa Giosuè Del Duca di Montedinove, poeta e garibaldino. Hanno un pastificio e gli investimenti errati del padre Giosuè spingono la famiglia Del Duca a emigrare da Montedinove dove vivevano e dove l’editore è nato. Si spostano ad Ancona nel 1912 dove, Cino, sin da subito per sostenere la famiglia abbandona gli studi e lavora come piazzista di romanzi a puntate. [12]
Il legame materno comunque non è l’unico legame che lo vede legato dal punto di vista della famiglia ad Ascoli. Esiste una figura, il marchese Silvio Del Duca Giugni, cugino di Cino che è stato protagonista attivissimo nella vita pubblica culturale e sociale di Ascoli Piceno.
Nel periodo precedente alla prima guerra mondiale, Silvio Del Duca, nato a Montedinove, presta servizio militare a Roma presso l’Ambasciata russa dove incontra la sua futura moglie, Natalia D’Usbul, figlia di un conte. Si sposano a Firenze. Lui viene adottato dal marchese, Vladimiro Giugni ereditando il titolo.[13] Tronato nel Piceno si impegna costantemente nella vita cittadina. Nel 1914 è tra i fondatori firmatari del primo Automobil Club delle Marche che nasce ad Ascoli Piceno.[14] Ne diventerà presidente nel 1931. Sarà tra gli organizzatori del Circuito delle Zeppelle, circuito cittadino dedicato alle auto sportive. Nel 1930 con la sua Lancia partecipa anche al raid Milano-Budapest. Nel 1949 è commissario dell’Ascoli Calcio e nel 1950 ne diviene Presidente per un anno.[15] Dal 1954 al ‘56 è Presidente del circolo cittadino.[16] Durante il suo mandato l’editore Cino invia più di cento volumi delle sue migliori edizioni per arricchire la biblioteca del Circolo Cittadino.[17]
Negli anni della presidenza onoraria Cino Del Duca coltiva un legame di stima con la famiglia Orlini. Serafino Orlini è il primo sindaco della città nel dopoguerra e lo è dal 1944 fino al 1960, proprio gli anni in cui Del Duca assume la presidenza. I figli Antonio e Sandro Orlini entrano in contatto frequente con la famiglia del Duca tanto che Sandro sarà chiamato a Milano a lavorare nella rivista Stop di cui diventerà direttore e Antonio, sindaco di Ascoli poi dal 1971-78, sposa Elisabetta da cui avrà una figlia Simona. I testimoni dell’epoca ricordano che il nome di Simona le fu dato in onore di Madame Simone che fu madrina di battesimo. Simona è una presenza cara nella memoria degli ascolani perché morì in un incidente stradale nel 1995 e in suo nome i genitori istituirono la Fondazione Simona Orlini che istituì una casa famiglia e si occupò anche di disabilità.
Un altro legame fu quello con Bruno Squarcia, amico di Mario Benvenga, che partecipa ad una spedizione di giornalisti a Parigi per una sorta di team building, costruire un clima di amicizia, ospiti di Del Duca per una settimana al Grand Hotel. Che Cino Del Duca fosse abilissimo a stabilire legami con la stampa oggi lo sappiamo ma lo dovremmo riscoprire sempre di più nella sua naturale e camaleontica capacità di costruire imperi di comunicazioni tra mondi diversi rimanendo sempre in esemplare equilibrio.